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DALLA PIADA AL BUSTRENG

la Regina della tavola

LA PIADA
DI RIMINI

Delizie dei Forni tradizionali

UNA FRAGANTE
TRADIZIONE

La mappa

PICCOLI
GRANDI FORNI…

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LA PIADA DI RIMINI

Piada, pièda, pida… comunque la si voglia chiamare nelle infinite accezioni dialettali romagnole, è sempre lei: la vera regina dell’immaginario collettivo enogastronomico della Romagna. Famosa e conosciuta in tutt’Italia e oltre, per quanto sia inconfondibilmente gustosa e grandemente apprezzata da tutti è per antonomasia il piatto più povero della tradizione riminese.

 

La piadina varia per dimensione e altezza di paese in paese: vale a dire che ogni paese ha la sua specifica piada anche se il gusto resta pressochè identico. Da Ravenna a Rimini, dalla costa all’entroterra, è sempre presente sulle tavole dei romagnoli e probabilmente veniva già preparata in epoca Romana. Di certo la sua origine è poverissima e il suo successo molto è dipeso dal fatto di essere costituita da un impasto semplice privo di lievito, fatto di farina, strutto, sale, acqua (anche se a seconda delle tradizioni le ricette possono proporre variazioni sul tema degli ingredienti, come talvolta l’aggiuta del latte, dell’olio di oliva o del bicarbonato, per rendere la pasta più soffice). La Romagna, che è stata terra povera e contadina, ha trovato nella piada il più valido (e gustoso!) sostituto al pane, decisamente più costoso e – soprattutto – che richiedeva la cottura in forno.

 

La sua bontà innegabile (come recita il detto popolare: “la pida se parsòt la pìs un po’ ma tòt”  tradotto, “la piada col prosciutto piace proprio a tutti”) non è il solo pregio di questo specialissimo “pane”, infatti la fortuna della piada si deve anche alla sua grande capacità di abbinarsi con altre tipicità del palato come i formaggi, le verdure o i salumi e le carni.

 

Vera e propria cenerentola della gloria enogastronomiche romagnola, negli anni del dopoguerra, se non fosse stato per l’azione lungimirante di tanti operatori turistici, la Piada ha rischiato addirittura di scomparire… ma fortunatamente il successo riscosso anche presso il pubblico e i turisti ha permesso a questo pane dei poveri non solo di non scomparire, ma anzi di diventare addirittura e progressivamente sempre più famoso e apprezzato. Adesso ha pure l’I.G.P. Indicazione Geografica Protetta – Regolamento (CE) n. 510/2006 che all’articolo 2 del disciplinare di produzione recita: “La ‘Piadina Romagnola’ è un prodotto tipico locale a base di farina di grano tenero tipo “00” o tipo “0” con aggiunta di acqua, grassi, sale, ed alcuni ingredienti opzionali. Si prepara mescolando i suddetti ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo…”

DAL SALATO AL DOLCE UNA FRAGRANTE ANTICA TRADIZIONE

Seppure la piada sia indiscutibilmente la presenza Vip nel panorama della “panificazione” del riminese, degne di nota sono tante altre squisite tipicità dolci e salate capaci di uscire quotidianamente dai forni tradizionali delle valli e della costa.

Per esempio la “spianata” un pane piatto e condito, tipicissimo di tutta l’area romagnola. Dal sapore intenso e fragrante viene preparata secondo diverse ricette, allo strutto o all’olio d’oliva, con rosmarino o olive, farcita o semplice.

Per gli amanti dei dolci invece due sono le assolute tipicità riminesi: il Miacetto e il Bustreng. Il primo è un dolce tipico della città di Cattolica e si cinsuma durante le festività natalizie. E’ una miscela di frutta secca, abbondante uva passa, zucchero e miele, con l’aggiunta di scorze di agrumi tritate e un pizzico di cannella in polvere, poi addensato con farina di crusca e cotto in forno ad alta temperatura; quando è freddo va spennellato con miele e una caduta di pinoli.

Il secondo, il bustreng, invece è per antonomasia il dolce più tipico della Romagna. la versione riminese prevede di impastare insieme farina gialla, farina bianca, il pane grattugato, latte, uova sbattute con aggiunta di olio e sale. Quindi, una volta realizzato un composto omogeneo, di aggiungere le mele sbucciate e tagliate a pezzettini piccoli, l’uva passa, i fichi secchi spezzettati e la scorza grattugiata di limone e arancia. Dopo una veloce cottura in forno ecco pronto il bustreng da assaporare in tutta la sua bontàuna volta raffreddato e servito a fette.

 

Per concludere, degno di nota, a Maiolo (abarbicato borghetto medievale della Valmarecchia) si dedica al pane, alla spianata ed alle tipicità ad essi collegate, due feste colorate e pittoresche: la prima verso la fine di giugno, la seconda a ridosso del Ferragosto. Un’occasione certamente da non perdere per tutti gli estimatori dell’arte della panificazione e dei sapori più ancestrali legati al pane, spianate, focacce e tanto altro.

PICCOLI GRANDI FORNI DELLA TRADIZIONE